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Gestire il conflitto in classe: “Vi spiego le mie strategie”. La mia esperienza di docente in Norvegia. INTERVISTA ad Elio Mondello Anza

Dalle difficoltà vissute tra i banchi di scuola a un percorso professionale che attraversa sei Paesi, fino all’insegnamento in contesti multiculturali in Norvegia. La testimonianza di Elio Mondello Anza, raccolta nel format I Protagonisti di Orizzonte Scuola, offre uno sguardo operativo su temi centrali per il sistema educativo: gestione del disagio, costruzione del clima di classe, motivazione degli studenti e confronto tra modelli educativi europei. Ne emerge una riflessione che intreccia pratica didattica, esperienza personale e visione pedagogica.

Gestione del comportamento oppositivo: abbassare il conflitto

Di fronte a dinamiche oppositive in classe, Mondello Anza individua strategie semplici ma incisive, maturate osservando colleghi ed esperienze personali. “Quando gli studenti iniziano ad agitarsi e alzano la voce, io faccio il contrario: abbasso il tono fino quasi a sussurrare. Così si interrompe la gara a chi urla di più e si crea curiosità. Poi propongo sempre due opzioni, chiarendo cosa mi aspetto e cosa possono ottenere. Questo abbassa la tensione e li responsabilizza”.

Clima di classe e relazione: centralità dello studente

La costruzione di un ambiente educativo efficace passa, secondo il docente, da elementi relazionali concreti e quotidiani. “Per me è fondamentale conoscere i nomi di tutti, salutarli in modo caloroso e farli sentire importanti. Il riflettore deve essere sui ragazzi. Poi serve prevedibilità: spiegare cosa faremo durante la giornata e quali sono le aspettative. Questo crea una cornice di sicurezza e fiducia”.

Routine e attenzione: tra prevedibilità e “interruzioni”

Nella gestione della classe, routine e flessibilità non sono in contraddizione ma complementari. “L’ingresso è decisivo: guardarsi negli occhi, salutarsi. Poi serve una struttura chiara della giornata e anche una chiusura. Allo stesso tempo bisogna creare delle interruzioni, dei cambi di ritmo. I ragazzi sono abituati ai social, a stimoli continui: per mantenere l’attenzione bisogna adattarsi a questa dinamica”.

Strategie operative con studenti difficili

Nel lavoro con studenti provocatori o demotivati, l’approccio evita il giudizio e privilegia l’osservazione. “Quando mi avvicino parlo con calma e faccio solo affermazioni su ciò che è successo, senza giudicare. Questo cambia completamente la relazione e riduce il conflitto”.

Italia e Norvegia: due modelli a confronto

L’esperienza internazionale consente a Mondello Anza di evidenziare differenze strutturali tra sistemi educativi. “In Norvegia è centrale il tema della sicurezza: lo studente deve sentirsi al sicuro e l’adulto è una figura rassicurante. Si giudica meno e il confronto è più soft. Io cerco di unire questo approccio con quello italiano, più caldo ed emotivo”.

Motivazione e paura del fallimento

Alla base del rifiuto del compito, secondo il docente, c’è spesso una dimensione emotiva sottovalutata. “La motivazione manca perché c’è paura di fallire o di essere umiliati. Allora propongo di partire da un piccolo passo. Quando lo fanno, faccio notare subito che ci sono riusciti. Questo li spinge ad andare avanti”.

BES e inclusione: trasformare la fragilità in risorsa

Nel lavoro con studenti con bisogni educativi speciali, l’obiettivo è evitare l’isolamento e valorizzare le potenzialità. “A un ragazzo dislessico ho detto che spesso quello che sembra un problema può essere una soluzione. Ci sono tanti esempi di persone che hanno trasformato questa difficoltà in una forza. Bisogna spostare lo sguardo”.

Narrazione, musica e identità: il progetto VitaLife

L’educazione emotiva passa anche attraverso linguaggi espressivi come musica e racconto. “Con la musica e la narrazione lavoriamo su identità e appartenenza. Quando un bambino si sente raccontato, si sente visto. Diventa protagonista della sua storia, e questo è fondamentale”.

L’esperienza personale come risorsa educativa

Il percorso di vita, raccontato nel libro Sei paesi, una storia, diventa parte integrante della pratica didattica. “Aver vissuto in tanti Paesi mi ha portato a cercare appartenenza. Oggi cerco di capire la storia di ogni bambino e insegno quello che avrei voluto ricevere: essere un supporto e aiutare a crescere”.

“Far sentire a casa”: il senso dell’educazione

Il concetto di “casa” diventa una metafora pedagogica centrale. “La casa non è dove sei nato, ma quella che ti costruisci. A scuola significa far sentire i bambini in un luogo protetto, ascoltati, amati. Devono percepire che sono al centro”.

Un messaggio per studenti e docenti

In un contesto sociale segnato da cambiamenti rapidi e rischio di isolamento, il messaggio finale guarda alla dimensione collettiva. “Spero che riescano a trovare una nuova dimensione sociale. Non chiudersi, ma aprirsi. Le risposte stanno nelle relazioni, non nell’isolamento”.

Il significato di “insegnare”

Un’ultima suggestione arriva dalla lingua norvegese, dove il termine per insegnante richiama il concetto di apprendimento condiviso. “Qui si dice “lærer”: è qualcuno che impara. Mi piace l’idea che insegnante e studente abbiano la stessa radice. Significa che non si smette mai di imparare”.

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